Storia

Condividi su:   Facebook Twitter Google

È stata costruita tra il 1975 ed il 1979 su progetto dell’architetto Pietro Sanpaolo ed inaugurata il 4 marzo 1979.

La chiesa è sede parrocchiale, eretta il 4 giugno 1962 con il decreto Quo aptius spirituali del cardinale vicario Clemente Micara; essa è affidata ai preti della congregazione delle Sacre Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo (detti Stimmatini).

Particolarità della chiesa è di non avere una facciata, ma due semplici entrate; non esiste nemmeno il campanile. La pianta è semicircolare, convergente verso l’altare. Interessanti sono i pannelli della Via Crucis e alcune vetrate, di ridotte dimensioni, che raffigurano alcuni episodi evangelici. Nella parete centrale spicca la statua del Cristo risorto della scultrice Patrizia Murazzano. Lateralmente è collocata una cappella feriale con pitture di F. Conforti Di Natale.

Parroci:

P. Angelo Marcotti 1962-1971

P. Albino Marin 1971-1974

P. Maggiorino Mignolli 1974-1976

P. Carlo Zanini 1976-1979

P. Livio Guerra 1979-1986

P. Franco Cioffi 1986-1988

P. Andrea Meschi 1988-1997

P. Pasquale Cavallo 1997-2003

P. Lucio Boldrin 2003-2019

P. Raffaele Giacopuzzi 2019

……… presbiterio-new-fisheye

Articolo di “Oltre…” sulla storia della Parrocchia scritto da P. Livio Guerra, ex parroco.

Quando la Parrocchia SS. Trinità a Villa Chigi ha iniziato il suo cammino, nell’aprile 1962, si stava preparando il Concilio Vaticano II. Il primo parroco. P. Angelo Marcotti, aveva 52 anni. Si era formato nel servizio pastorale della Parrocchia di S. Croce al Flaminio, diretta allora dal venerato P. Emilio Recchia. L’impostazione data da P. Angelo era quella tipica del periodo. La ventata d’aria fresca e di rinnovamento venuta dal Concilio era rappresentata meglio dal giovane P. Vittorino Santi e dallo stile bonario di P. Esterino Benin. Il ’68 portò tensioni e occupazioni non solo nelle scuole, ma anche nella nostra parrocchia, fino alla occupazione della sede, quando nel 1970 P. Vittorino venne trasferito a Verona. Furono giorni difficili e di contrapposizioni. Nel ’71 ci fu il primo cambio del parroco, con P. Albino Marin, l’arrivo di P. Silvano Controne e del non ancora ordinato P. Pasquale Cavallo. Con P. Angelo era stato presentato anche il primo progetto per la nuova chiesa, con l’alta guglia che avrebbe sovrastato i palazzi del quartiere. Con P. Albino venne elaborato un nuovo progetto, che esprimesse meglio la volontà di “stare tra le case”, l’apertura verso la gente. Non era solo un’idea per l’architettura, ma il desiderio di rinnovare il volto di chiesa. Rinnovamento e aggiornamento erano le parole più insistite del momento. Dopo quattro anni P. Albino rinunciava alla conduzione della parrocchia e rimase come facente funzione P. Maggiorino Mignolli. Degna di nota la celebrazione dell’ordinazione sacerdotale di P. Pasquale, nel campo sportivo. L’anno dopo, nel 2006, nuovo cambio, che i superiori pensavano decisivo: arrivarono P. Carlo Zanini e P. Livio Guerra. Intanto era stato spianato il luogo dove doveva sorgere il nuovo complesso parrocchiale, e qualche mese dopo iniziarono le “iniezioni” di cemento per gettare le fondamenta e collegare i vari plinti su cui dovevano sorgere le colonne della nuova struttura. Alla costruzione materiale, visibile, della nuova chiesa, si voleva far corrispondere la costruzione e consolidamento della comunità parrocchiale. Ricordo la scelta della visita alle famiglie, la cura delle celebrazioni, la ricerca e consolidamento di un gruppo catechisti/e, gli incontri con i genitori, la costituzione dei consigli pastorali. Uno stimolo continuo lo svolse il gruppo giovani con don Pasquale, fino alla scelta di un cammino anche al di là della parrocchia. Fu emozionante la prima celebrazione nella nuova chiesa ancora cantiere, la notte di Natale 1978. E poi la solenne celebrazione di inaugurazione e consacrazione il 4 marzo 1979. La chiesa appariva ancora spoglia e fredda, ma l’aula gremita di gente, convergente verso l’altare, esprimeva tutta la soddisfazione perché finalmente “avevamo la nostra chiesa”. Il bello erano le persone, non i muri. L’architetto diceva che aveva ideato una grande tettoia, sotto cui doveva avvenire lo scambio tra fuori e dentro, ma anche viceversa. I muri esano solo dei separé, per il necessario raccoglimento. Tu porti dentro i tuoi drammi e le tue speranze: lì trovi una comunità, una parola, uno spirito, una presenza, ed esci con una forza nuova, illuminato, per una missione. La croce rossa sulla parete esterna, la ritrovi bianca all’interno, che quasi scompare con la gran luce che piove dall’alto; così tu entri con la tua croce sanguinante, la vedi sotto una nuova luce, ed esci rinnovato.
Dopo l’inaugurazione della chiesa, P. Carlo, che aveva seguito con competenza i lavori, chiese di essere sollevato dall’incarico, e venne nominato parroco P. Livio, rimanendo però la stessa comunità religiosa.
Ora avevamo la chiesa, ma tutte le attività formative restavano nella vecchia sede di viale Somalia. Si decise allora di far procedere i lavori per avere anche la casa canonica e le opere parrocchiali insieme. Il finanziamento per la chiesa era stato dato dalla diocesi, per il resto dovevamo arrangiarci. Incoscienti, o coraggiosi, abbiamo chiesto alla ditta di proseguire e nell’estate dell’81 siamo entrati nella nuova canonica trasferendo lì tutte le attività. I debiti? Abbiamo chiesto aiuto ai nostri Superiori e alle comunità stimmatine, ma soprattutto abbiamo mobilitato la parrocchia, che ha risposto con generosità. Questo ha aiutato tutti a sentirsi protagonisti, coinvolti. E non ci si fermò solo alle opere interne, ma anche alla recinzione e alle prime strutture sportive.
La fortuna di avere spazi interni ed esterni permise di avviare varie iniziative, caritative, ricreative, formative, che hanno consolidato l’appartenenza alla parrocchia. L’avere una casa stabile ha aiutato anche a creare una tradizione e un programma pastorale che fosse un punto di riferimento sempre più condiviso.
Non mancarono mai le tensioni. Nell’80 P. Pasquale passò a S. Croce, e tante iniziative si spostarono con lui. L’anno dopo arrivarono P. Francesco Rossi e poi P. Luciano Zoccatelli, così diversi ma anche così incisivi per grandi e piccoli. Personalmente ricordo l’esperienza formativa con i neocatecumeni, tanto profonda per le persone, ma difficilmente integrabile, tanto che dopo la mia partenza si dovette trasferire letteralmente nella parrocchia vicina di S. Maria Goretti. E’ stato significativo anche accogliere il rientro in parrocchia di P. Angelo Marcotti ormai anziano, ma rimasto sempre nostalgico della “sua” parrocchia.
Quanti volti, quante persone, quante storie, lacrime, gioie e speranze in 10 anni di vita parrocchiale. Ricordo battesimi, prime comunioni, matrimoni, funerali, tensioni familiari, persone in ricerca sincera della fede, il cammino di crescita di tanti ragazzi, la maturazione e l’impegno di tanti nella parrocchia e nel servizio sociale. Potrei nominare tantissime persone, ma certamente ne dimenticherei troppe. Sento il dovere di ringraziare tanti e tante che hanno avuto per me e per noi un affetto speciale, che ci hanno aiutati, stimolati, corretti, che hanno avuto pazienza e fiducia. Vorrei ricordare anche tanti che ci hanno lasciati, allora o negli anni successivi, ma che rimangono vivi nella memoria e nel ringraziamento al Signore perché ce li ha fatti incontrare e godere un po’ della loro presenza.
Un’ultima considerazione. Quando sono arrivato a Roma, la parrocchia aveva 14 anni. Ho seguito il suo cammino fino ai 24 anni. Ora ne ha 50. Adolescenza e giovinezza segnano per sempre una persona. Io c’ero. A me quegli anni hanno fatto bene, mi hanno segnato, fatto maturare. Mi hanno aiutato ad essere prete, a vivere la mia vocazione, a mettere la mia vita a servizio della crescita di altri. Non è poco. A me è servito; spero sia servito anche ad altri quello che sono stato capace di essere e di fare. Ho sofferto le tensioni, le contraddizioni, ma oggi vedo che erano necessarie per diventare adulto e capace di paternità vera.
Quando nell’86 sono stato chiamato ad un nuovo servizio, alla formazione dei candidati alla vita stimmatina, l’esperienza fatta alla SS. Trinità di Roma è rimasta per me un patrimonio di esperienza e di vita a cui ho sempre potuto attingere, e che resta ancor oggi importante e indelebile. Grazie a tutti!

P. Livio Guerra.


Articoli su ROMASETTE in diocesi :

articolo 2017 su Sette      Articolo 2013 su Sette